Benvenuto al nord
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 24/25 di Vanity Fair in edicola dal 17 giugno
Valle d’Aosta… Aosta, in quella città (che da bambino, sui banchi di scuola, mi faceva subito pensare a una Regione autonoma a statuto speciale) verrà girato Rocco Schiavone. E io, proprio come Schiavone, il mio personaggio, ormai in piena immedesimazione ho pensato: Aosta? Ma perché? Ma non era meglio al caldo? Bisognava chiederlo prima ad Antonio Manzini, lo scrittore autore dei libri su cui si basa la serie: «Anto’… Ma famo come Montalbano, no? Andiamo al caldo!». Comunque ad Aosta sono arrivato perché ho la fortuna di fare un mestiere – quanto mi piace ’sto mestiere, che privilegio – che mi permette di poter viaggiare e di vedere quanto sia bella l’Italia da Nord a Sud.
Dunque arrivo a Torino, viene un ragazzo della produzione a prendermi. Nel tragitto per arrivare all’hotel – che con i suoi abitanti: i cuochi, il personale, Edoardo e la sua musica dance, mi ospita da tre anni ed è diventato una sorta di seconda casa – inizio a familiarizzare con il paesaggio. Mi faccio rapire dalle vette straordinarie e dai castelli. Hanno nomi che sembrano provenire dalla fiabe: Fenis, Verres, Saint-Pierre. Le montagne, curva dopo curva, sono uno spettacolo quasi innaturale, sembrano venirti addosso e poi ti precipitano in città. È bella Aosta e io non smetto di ringraziare Dio per avermi fatto nascere in Italia.
Il popolo della Valle è certamente più «discreto» di noi romani, ma mi accolgono a casa loro, a me piace dire così (è uno dei tanti insegnamenti senza bisogno di troppe parole di mio padre), con gentilezza e amore. Anche se come italiano Aosta è parte di me, ad abitarci davvero e a restituire gentilezza e simpatia sono loro. Li ho rispettati fin dal primo momento, i valdostani, e ho ricevuto in cambio lo stesso rispetto. Inizio a lavorare, mi accorgo di essermi innamorato del luogo giorno dopo giorno. A differenza di Schiavone, ogni volta che riscendo al Sud sento una strana nostalgia per questi paesaggi e per questa gente. Andare via non è una gioia, ma una piccola sofferenza. È una regione fantastica, la Valle d’Aosta. Con bellezze che brillano di luce propria, senza ostentazione, e bellezze più nascoste come l’Arco di Augusto, Porta Praetoria, il Teatro Romano. A volte mi guardo intorno e penso siano più romani di me. Potrei citare mille bellezze perché ad Aosta ho la fortuna di abitarci accanto. Accanto a piazza Émile Chanoux, un martire dell’Azione Cattolica ucciso durante la Resistenza per i suoi ideali. Lo ringrazio insieme a Lino Binel e a tutti gli altri perché di fatto, se la Valle d’Aosta è «anche mia», lo devo soprattutto a loro, alle persone che hanno fatto la Resistenza. Il presidente della Regione mi ha nominato «Amico della Valle d’Aosta» con tanto di medaglia e attestato. I cittadini mi salutano come fossi uno di loro. Che bello amare un luogo, che meraviglia scoprire un’altra patria dentro altre cento.
L’AUTORE
Marco Giallini, 57 anni, interpreta il ruolo del poliziotto Rocco Schiavone, che da Roma viene trasferito ad Aosta, nell’omonima serie tv. Le puntate della quarta stagione saranno girate a luglio in Valle d’Aosta.
