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Июнь
2020

«Ötzi e il mistero del tempo», arriva su RaiPlay il fantasy italiano premiato da oltre mille ragazzi

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«Ötzi e il mistero del tempo»
«Ötzi e il mistero del tempo»
«Ötzi e il mistero del tempo»
«Ötzi e il mistero del tempo»
«Ötzi e il mistero del tempo»
«Ötzi e il mistero del tempo»

Sarà disponibile in esclusiva su RaiPlay dal 25 giugno «Ötzi e il mistero del tempo», il film per famiglie e ragazzi diretto da Gabriele Pignotta che racconta la straordinaria storia di amicizia fra tre ragazzi e la famosa mummia Ötzi, tornata in vita dall’età del rame. Prodotto da One More Pictures con Rai Cinema, questo prezioso fantasy italiano, girato interamente in Alto Adige – incluso il Museo Archeologico di Bolzano, dove è oggi conservata la mummia – è tra i vincitori dell’edizione 2018 del Giffoni Film Festival, dove è stato premiato da una giuria composta da oltre 1000 ragazzi. Nel cast: Michael Smiley, Alessandra Mastronardi, Vinicio Marchioni, Diego Delpiano, Amelia Bradley, Judah Cousin, Deirdre Mullins.

Il 19 settembre del 2021 saranno infatti 30 anni dal ritrovamento della mummia Ötzi, conosciuta anche come l’Uomo venuto dal ghiaccio o Uomo del Similaun, avvenuto sulle Alpi Venoste, ai piedi dell’omonimo ghiacciaio, al confine fra l’Italia e l’Austria. Vissuto oltre 5.200 anni fa, Ötzi è diventato famoso in tutto il mondo perché il suo corpo si è conservato perfettamente grazie alle favorevoli condizioni climatiche all’interno del ghiacciaio in cui è stato rinvenuto.

«Il film Ötzi e il mistero del tempo guarda al cinema per famiglie degli anni Ottanta, quello che, lontano dalla tecnologia, con protagonisti ragazzini senza cellulari né social, proponeva luoghi fiabeschi, puri, dominati dalla fantasia», spiega il regista Gabriele Pignotta, cui abbiamo chiesto di svelarci gli aspetti più interessanti di questo progetto. «L’ambizione è di portare i bambini dentro un viaggio fantastico che parte da un importantissimo ritrovamento archeologico e si trasforma in una bellissima avventura umana che arriva dritta al cuore dei piccoli spettatori”.

In Italia, la produzione di film d’avventura per ragazzi non è tra quelle più diffuse. Qanto è stato difficile puntare su questo progetto, con quali particolari situazioni si è dovuto confrontare?
«La prima cosa che si è voluta evitare era di realizzare “una brutta copia di”. Ho cercato sempre l’autenticità per ogni singola scelta, soprattutto per quanto riguardava il mondo degli effetti speciali, dove non potevamo competere con l’impero Marvel o la Pixar. Pertanto ho attinto a quello che era il mio immaginario, ma soprattutto mi sono messo nella testa dei ragazzini, dei loro gentori, e le magie che si vedono nel film sono un po’ quelle che stupiscono al di là della loro realizzazione tecnica, come fossero dei piccoli giochi di prestigio che un nonno fa al nipotino. Abbiamo puntato sull’emozione degli effetti speciali e non necessariamente sulla costruzione tecnica anche perché quella è legata strettamente al fattore budget. Questo è stato uno degli elementi che più mi ha soddisfatto di questa produzione, dove tutto è risultato in perfetto equilibrio, giusto, misurato per quella che era la dimensione del film».

È la prima volta che firma la regia di un fantasy. Com’è stato affrontare questo cambio di genere?
«Io vengo dalla commedia e in particolare dal mondo della commedia teatrale, ma non fare distinzioni, per un artista, è un gioco miope che si fa soprattutto in questo Paese. Basti pensare che le più grandi menti della nostra cultura spaziavano dalla scienza alla letteratura, dalla poesia all’arte. Quando si ha una forza, quacosa da dire, si può applicare il proprio talento in tutti i settori. L’importante è avere l’intelligenza e la lucità per capire che tipo di linguaggio e quale strumento si sta utilizzando».

Anche per questo, evidentemente, Ötzi e il mistero del tempo ha avuto grandissimo riscontro al Giffoni Film Festival del 2018.
«Ha vinto e per questo tipo di film è senza dubbio il riconoscimento più grande. Perché il Festival funziona con il target, nel senso che è il target a cui è rivolto il film a giudicarlo, in questo caso i ragazzi. In più, ci sono stati ottimi riscontri di critica. Sono contento che l’uscita su piattaforma digital possa dare visibilità a questa produzione, perché in sala (dove è uscito il 25 luglio del 2018, ndr) non ha trovato la forza per competere con i film di genere e quindi si è preferito fare un’uscita formale per poi approdare sulla piattaforma, che sicuramente è la collocazione più giusta».

Parliamo del cast. Come è avvenuta la scelta degli attori che interpretano i ragazzini?
Il casting è stato una delle esperienze più elettrizzanti: sono andato a Londra per fare dei provini aperti per fascia di età. Cercavamo ragazzini fra i 10 e i 12 anni ed è stato affascinante confrontarmi con un mondo diverso dall’Italia, in cui forse mi sono paradossalmente riconosciuto di più. Gli attori inglesi, a mio avvio, sono i più bravi, hanno il miglior approccio alla recitazione e anche le giovani generazioni risentono di questo traino, per cui ho trovato dei ragazzini molto preparati e alla fine abbiamo scelto questi tre protagonisti deliziosi, hanno il volto giusto, sono tutti e tre diversi fra loro, oltre a Michael Smiley, l’ irlanese che interpreta la mummia, un attore che ha fatto serie di grandissimo livello, film d’autore premiati con vari riconoscimenti. Ottimo anche il confronto con il direttore della fotografia finlandese. È stato, in generale, un bel mix tra italiani e resto del mondo e spero di poter ripetere anche in futuro un’esperienza di questo tipo».

Cuiosità emersa

Il primo obiettivo era finire il film e peril budget che avevavmo l’abbiamo concentrato in settimane di lavorazione giuste quindi la concentrazione era massima e quindi siamo stati attenti a non disperdere le energie, ma di fattoil film era talmente ricco di situazioni deiverse che ogni situazione ha presentato ricordi indelebili abbiamo girato il duello finale tra i buoni e i cattivi su in altura in ualcune giornate faceva un freddo eravamo tutti bardati gli attori vebnivano uno alla volta sul set perché chi non veniva inq. Ricordo una Mastronardi con mantello e parrucca ma sotto aveva scaldini ,tute termiche. facevamo anche fatica a parlare. Poi abbiamo fatto scene di notte in questo accampamento che il posto bello lo avevamo scelto in una radura in discesa e ricordo il fuoco, gli attori e tutta la troupe che stav in diagonale cercado di stare in equilibrio. poi le fughe in bicicletta, i paesaggi, sempre circondati da una natura fantastica. anche le case le ville deitempi dell’impero austrounarco sembrava un villaggio uscito da una favola dei fratelli Grimm, insomma abbiamo lavoato in un contesto veramente magico che era perfetto per il film.

Nel film spiccano senso di avventura, potere dell’amicizia, bellezza della natura, ma anche aspetti antropologici interessanti per sensibilizzare le nuove generazioni sulla storia e sul mondo della mummia Ötzi .
«Sicuramente è il tema dell’amicicia quello più forte, perché a quell’età faresti di tutto per stare con i tuoi amici! Le avventure che accadono quando si è ragazzini ti legano per sempre. Il concetto di branco è molto forte e l’individualità ancora non formata permette all’amicizia di essere un valore addirittura superiore alla percezione di se stessi.  Per quanto riguarda invece l’aspetto antropologico, il film è stato girato tutto nei luoghi originali della mummia Ötzi e quindi nei dintorni di Bolzano e Similaun che è la montagna dove questo corpo mummificato è stato ritrovato per caso, dopo oltre 5000 anni, da due sciatori. Ebbene, nel film, facendo divertire e appassionare i ragazzi, allo stesso tempo li mettiamo in contatto in maniera molto leggera con questo reperto archeologico che è il più importante d’Italia, probabilmente anche d’Europa. Li abbiamo incuriositi ponendo nella finzione vari elementi oggettivi dedotti dagli scienziati che si sono occupati della ricostruzione della vita di Ötzi . Molti di questi elementi li abbiamo romanzati ma molti altri li abbiamo riportati così com’erano, tant’è che abbiamo girato anche all’interno del museo, con la collaborazione dello staff. Abbiamo anche avuto come guest star Reinhold Messner che ha testimoniato a sua volta della civiltà dei seminomadi cui apparteneva Ötzi. Ha infatti scoperto che le terre di famiglia dove lui ha costruito le sue proprietà erano parte dei territori dove si muovevano le tribù di seminomadi e quindi anche Ötzi stesso».

Altro elemento clou della trama è la magia: come si lega alla storia di Ötzi?
«Abbiamo lavorato su un elemento su cui stanno ancora discutendo gli studiosi. Sembra che queste popolazioni praticassero lo sciamanesimo, per cui, questa parte magica e irrazionale ci ha fatto pensare che essendo stato ucciso pare per un agguato mentre andava a caccia, Ötzi non abbia fatto in tampo a trasferire ai suoi discendenti questa arte magica che è rimasta in qualche modo sospesa nel tempo, finché questo ragazzino nei tempi odierni, andando a vedere la mummia al museo, lo risveglia – in quanto suo discendente – tanto quanto serve per poter far sì che Ötzi tramandi a lui la sua arte magica, che è quella di bloccare il tempo».

Pensa di proseguire su questo filone per ragazzi e cimentarsi ancora nella realizzazione di produzioni fantasy?
«Sicuramente sì. Purtroppo il momento scoraggia un po’ le idee di chi scive, soprattutto quelle più visionarie. Chi si occupa di sviluppare progetti deve fare anche i conti con il mercato e con la richiesta, speriamo pertanto che si ricreino le condizioni per farlo perché sarebbe veramente un modo giusto per proporre contenuti insoliti in Italia, dove ci si affida spesso in modo passivo a ciò che arriva dall’estero. Anche per questo confidiamo che l’uscita sulla piattaforma raccolga l’attenzione giusta per far crescere il desiderio di produrre nuove cose dello stesso genere».

https://youtu.be/BBb0RxP2_xw



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